29 Novembre 2022
PLR

La settimana corta l’abbiamo già, ma ha un costo

La settimana corta l’abbiamo già, ma ha un costo

Dopo aver attraversato buona parte dell’Europa continentale la discussione sull’introduzione della settimana lavorativa di 4 giorni, a parità di stipendio, è arrivata anche da noi. Idee e creatività hanno tempi propri e scaturiscono spontanee e indipendenti dalla realtà. Figuriamoci se ad una idea possono interessare: pandemie, crisi nella produzione di semi-conduttori, aumento del costo dell’energia e delle materie prime con una marcata spinta inflazionistica, senza dimenticare, una situazione geopolitica complicata che genererà effetti di medio-lungo termine.

La settimana di 4 giorni è un’idea bellissima, chi non la vorrebbe?
Il risultato sarebbe una migliore efficienza sul lavoro frutto di un migliore equilibrio tra vita privata e professionale. Un giorno in meno di lavoro avrebbe effetti positivi sul traffico e quindi sull’ambiente. Forse, forse perché dipenderà da come impegneremo il nostro tempo libero supplementare. Alla peggio regolamenteremo anche quello… in modo tale che l’assioma dei 4giorni lavorativi funzioni correttamente.

Alcuni Stati promuovono già la settimana di 4 giorni: Nuova Zelanda, Islanda e Giappone. Quest’ultimo ha deciso di sostenere una settimana di 4 giorni a causa della carenza di personale che costringe il Governo a promuovere nuovi modelli di lavoro.
In Europa la Francia ha introdotto da anni le 35 ore ed oggi, nonostante un welfare consolidato, si vede costretta ad affrontare lo spinoso tema dell’innalzamento dell’età pensionabile. Anche in Belgio si discute della riduzione dei giorni lavorativi, ma non delle ore. Esse rimarrebbero uguali ma «spalmate» su 4 giorni. In Svizzera, nessuna grande multinazionale del paese ha introdotto la cosiddetta settimana corta. Il gruppo farmaceutico Novartis afferma che la settimana di quattro giorni è «neutra» in termini di produttività. Qualcuno potrebbe controbattere dicendo che la Svizzera sicompone soprattutto di PMI.

Qualche settimana fa la Sonntagszeitung citando l’Aargauer Grafikbüro A+O, che ha introdotto alcuni anni fa la settimana di quattro giorni, riportava: «Il bilancio è positivo, il fatturato è calato, ma non del 20%». Cercavo di immaginarmi cosa farebbe l’imprenditore che in questo periodo, già tormentato, si trovasse ad affrontare un ulteriore calo del fatturato «solo» del 18%. Nel nostro paese, il modello di lavoro a tempo parziale è un’alternativa diffusa alla settimana di quattro giorni. Secondo l’Ufficio federale di statistica, nel 2020, l’11,8% degli uomini e il 35,5% delle donne lavorava tra il 50 e il 90% del tasso di piena occupazione. Due anni dopo quel rilevamento possiamo affermare con certezza che molte aziende, oltre a mantenere il lavoro a tempo parziale, hanno ufficializzato il tele-lavoro non solo a beneficio della flessibilità e soprattutto della responsabilità individuale ma anche a sostegno di un migliore equilibrio personale dei dipendenti rendendo di fatto obsoleta la discussione sull’eventuale introduzione di una settimana ridotta.

Paolo Morel

Presidente PLR Lugano

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Paolo Morel