30 Gennaio 2023
PLR

La Politica in pillole #3

La Politica in pillole #3

In questa rubrica diamo voce ai candidati PLR Lugano al Gran Consiglio, presentandovi le loro idee su alcuni temi fondamentali.

Luca cattaneo

Pubblica Amministrazione

1- La Pubblica amministrazione è un tema che riguarda tutti i cittadini poiché si amministra la Res Pubblica, secondo te ci vorrebbe più trasparenza tra amministratori e cittadini riguardo tempistiche e atti in approvazione??

In una società sempre più complessa e – aggiungo – complicata, è fondamentale che l’ente pubblico agisca con trasparenza. Trasparenza significa in primo luogo che il cittadino possa avere accesso alle informazioni che riguardano l’attività dello Stato, ma significa pure e soprattutto che il cittadino possa comprendere le procedure e le decisioni d’interesse pubblico. In questo senso la trasparenza deve essere sinonimo di semplificazione. Semplificare non vuol dire banalizzare, bensì concentrarsi sull’essenziale. Un esempio? Prima di creare nuove leggi, forse bisogna chiedersi se quelle che abbiamo sono veramente tutte necessarie.

2- La digitalizzazione è un tema sempre più attuale poiché semplifica il rapporto tra le persone e lo Stato, secondo te quali misure bisognerebbe adottare per implementare l’uso delle tecnologie nelle procedure burocratiche?

Proprio con l’intento e nello spirito di semplificare l’attività dello Stato, con una mozione presentata (e accolta) a livello comunale, l’amministrazione comunale di Lugano è oggi autorizzata a introdurre procedure automatizzate (digitali) con lo scopo di sgravare l’attività dei funzionari e – appunto – semplificare i rapporti tra cittadino e amministrazione pubblica. Evitando che ogni ufficio o servizio cantonale debba investire tempo ed energie per fare altrettanto, come primo passo, basterebbe dunque recepire il principio già ancorato a livello comunale. Mi piacerebbe quindi iniziare la mia attività politica a livello cantonale con un semplice (ma appunto non banale) “copia-incolla” della mozione già presentata a Lugano.


Luisa Tettamanti

Sanità

1- In questo periodo si è parlato molto degli aumenti della cassa malati. Secondo te si può operare una riduzione dei primi mantenendo la qualità delle prestazioni?

Il tema dei premi delle casse malati, della loro evoluzione e del loro impatto sulle economie famigliari è, a giusta ragione, di grande attualità e deve essere affrontato. Da parecchi anni, anche a livello federale, si dibatte su questo argomento, ma (complice anche la complessità della materia e i numerosi interessi in gioco) i cambiamenti sono sempre molto lenti. 

Confronti internazionali definiscono il sistema sanitario svizzero buono (seppur con margini di miglioramento) e la soddisfazione degli svizzeri verso la qualità del sistema sanitario è una delle più alte al modo: caratteristiche queste che devono essere preservate. Certo i costi sono elevati (attualmente superano gli 80 miliardi all’anno e in futuro aumenteranno, anche in ragione dell’evoluzione demografica) e ipotizzare una riduzione dei premi delle casse malati è poco realistico. Dove però si può e anzi si deve agire è il freno all’aumento della spesa, ed è in questa direzione che giustamente ci si sta muovendo, con l’auspicio che questi interventi abbiano effetti anche sui premi delle casse malati, evitando continui aumenti. Ma è un’operazione tutt’altro che semplice e di fatto siamo costantemente confrontati ad importanti rincari (c’è anche chi recentemente ha paventato un aumento durante il 2023).

Concretamente, troviamo da una parte misure o proposte che hanno un effetto a breve termine, come per esempio la riduzione delle riserve (tema annoso), le misure fiscali che permettono una maggiore deduzione del costo della cassa malati, l’aumento dei sussidi. Queste misure non impattano però sul problema di fondo dell’aumento esponenziale dei costi che ritengo possa essere affrontato grazie ad una pianificazione ospedaliera e un’offerta di prestazioni che abbiano come obbiettivo una maggiore efficienza. Un’importante presenza sul territorio di ospedali che offrono una moltitudine di prestazioni è certamente apprezzata da alcuni, ma una maggiore concentrazione andrebbe certamente a beneficio sia dei costi che della qualità delle cure prestate. Altro tema è quello del costo dei medicamenti che rappresentano una parte crescente del costo totale della sanità: in questo ambito tutti gli attori coinvolti possono fare la propria parte favorendo il consumo dei medicamenti generici (la cui quota parte, in Svizzera, è tra le più basse dei paesi dell’OCSE). Il singolo individuo può inoltre contribuire con il proprio comportamento a limitare l’esplosione dei costi, per esempio favorendo il sistema del medico di famiglia ed evitando un sovra-consumo di prestazioni mediche. 

2- Secondo te il dipartimento della sanità ha operato al meglio delle sue capacità durante il periodo pandemico, o si poteva fare meglio?

Se tre anni fa ci avessero predetto cosa sarebbe accaduto a partire dal 2020 e, soprattutto, a cosa ci saremmo dovuti adattare, penso che pochi di noi sarebbero stati disposti ad accettarlo e condividerlo. Siamo stati, cittadini e autorità, confrontati ad una situazione totalmente inaspettata e d’emergenza. Personalmente penso che non solo il DSS ma tutto il Governo abbia agito in modo responsabile e, tenuto conto delle circostanze, abbia fatto il possibile per gestire al meglio la situazione, soprattutto nel periodo iniziale. Certo, si può sempre fare meglio, ma non bisogna dimenticare l’eccezionalità della situazione a cui siamo stati confrontati. Il personale sanitario è stato dal canto suo messo a dura prova e tutti noi dobbiamo essergli riconoscenti per gli sforzi profusi.

Quanto accaduto ci ha anche aperto gli occhi sulla situazione di dipendenza verso determinate categorie professionali provenienti dall’estero, senza le quali il nostro sistema sanitario non funzionerebbe.  In questo ambito specifico, è ora nostro compito valutare se e come procedere a correttivi per ridurre questa dipendenza: in altre parole se vogliamo continuare ad importare competenze di cui noi non disponiamo, oppure se vogliamo investire nella loro formazione (ciò vale per tutto il personale sanitario, medici compresi). La discussione sembra essere lanciata e auguriamoci che non perda di intensità a causa dell’affievolirsi dell’emergenza. Ragionevolmente non potremo fare a meno di questa importante forza lavoro, ma anche una elevata dipendenza dall’estero comporta rischi e costi da mettere sul piatto della bilancia.


Ferruccio Unternährer

Finanza ed Economia

1- La Svizzera, e in particolare il Ticino è sempre stato pioniere in campo bancario, secondo te è ancora così? Se così non fosse cosa si potrebbe fare per riportarla in auge?

È indubbio che nell’ultimo decennio il settore bancario ha vissuto una profonda trasformazione. Ma come qualsiasi cambiamento, oltre a segnare un apparente minaccia alla zona di confort costituita, rappresenta un’opportunità per uno sviluppo e una crescita futura. La Svizzera, e il Ticino di riflesso, hanno una stabilità e delle condizioni quadro invidiabili. Formazione, qualità dei prodotti e dei servizi finanziari, tutela della clientela e digitalizzazione sono sfide che il settore bancario ha già colto e sta continuando a perfezionare, ciò che gli permetteranno di preservare un vantaggio competitivo significativo a livello internazionale.

2- Le startup, scelte sempre di più dai giovani per dare slancio alla loro creatività e spirito imprenditoriale, secondo te, potrebbero essere ancora più agevolate nella loro costituzione e gestione finanziaria da parte del Cantone?

Sono profondamente convinto che il Cantone deve avere principalmente un ruolo sussidiario creando quelle condizioni quadro che permettono ai giovani imprenditori ad avere successo nello sviluppo della loro startup. Questo non passa necessariamente attraverso aiuti finanziari da parte del Cantone, ma piuttosto nella capacità dell’Amministrazione cantonale di riuscire a mettere in rete le esperienze e i diversi protagonisti che possono favorire la costituzione e la crescita di una startup, si pensi ai giovani imprenditori, ai consulenti e professionisti con esperienza, nonché ad investitori pubblici e privati interessati al loro finanziamento.

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