29 Novembre 2022
PLR

L’AVS 21 e la sfida per tutte le donne

L’AVS 21 e la sfida per tutte le donne

L’AVS è in pericolo! In assenza di un rapido intervento, i suoi conti sono destinati a registrare deficit di finanziamento insostenibili.
Bisogna dunque agire senza indugio per evitare quel taglio delle rendite che sarebbe inaccettabile per la società tutta, in particolare per le giovani generazioni. È questo il motivo per votare sì alla modifica della Legge AVS e al correlato aumento dell’IVA.
Solo così saremo in grado di traghettare il primo pilastro al 2030, nell’attesa di una più completa revisione dell’intero sistema previdenziale nazionale.
Stabilizzare lo stato di salute del primo pilastro è possibile, ma non indolore. Nel 2019, con l’approvazione popolare della Riforma RFFA, si è richiesto uno sforzo addizionale a chi già contribuisce al sistema in misura maggioritaria: da una parte i lavoratori e le imprese, assoggettati ad un aumento dei contributi ordinari di 0,3 punti, dall’altra la Confederazione. Oggi è il turno dei consumatori, gravati dall’aumento dell’IVA di 0,4 punti, e delle donne, la cui età di pensionamento sarà progressivamente, seppur in presenza di compensazioni, parificata a quella degli uomini.
Di qui la tesi, sostenuta da chi si oppone al progetto, che l’AVS verrebbe ristrutturata «sulle spalle delle donne», che già soffrono di un forte divario pensionistico. Se lo slogan suona un po’ scontato, il divario pensionistico è al contrario un problema reale e misurabile.
La domanda che ne deve derivare è come combattere il fenomeno, come porre rimedio ad una situazione ingiusta, non come utilizzare un tema sensibile per affossare AVS 21 e il concetto di #essibilità nel mondo del pensionamento e del lavoro che ne consegue.
Proteggere le donne non significa ostacolare, a detrimento di tutti, la difesa delle rendite AVS future, consiste invece nel ridefinire l’intero sistema pensionistico in termini equi. La battaglia decisiva si combatterà sulla previdenza professionale, la cui riforma è stata «spacchettata» dal primo pilastro dopo la bocciatura di AVS20. Qui le donne sono oggi maggiormente danneggiate, il lavoro a tempo parziale è pesantemente penalizzato e le interruzioni temporali dell’occupazione, che spesso derivano dalla cura della famiglia, creano buchi previdenziali.
Sono questi i motivi per cui le donne che sostengono AVS21 e che voteranno sì non mancano: il 25 settembre potrebbero addirittura essere in maggioranza, come suggerito da recenti sondaggi di opinione. Al pari di Anna Giacometti (CdT del 29 luglio), siamo in molte ad essere disposte a lavorare un anno in più, come i nostri colleghi uomini, per garantire oggi e in futuro a tutti delle pensioni AVS. Salvato il primo pilastro, sapremo essere parte attiva in sede di ridefinizione del secondo, là dove si gioca la nostra serenità pensionistica.

CRISTINA MADERNI
deputata PLR in Gran Consiglio

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Autore

Cristina Maderni