10 Dicembre 2022
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Università, sanità e politica

Università, sanità e politica

Il Ticino ha visto negli ultimi decenni un interessante sviluppo della ricerca scientifica, garantito dalla presenza sul territorio di scienziati di notevole valore che sono riusciti a convincere attori del mondo della politica e finanziatori privati ad appoggiare il loro lavoro. L’Università, da parte sua, è riuscita a realizzare una facoltà di medicina e ad attrarre studenti a Lugano. Le premesse indicate hanno giustificatamente risvegliato ambizioni di fare di più del molto che si è già fatto in campo universitario, ma il passaggio dall’esistenza della neonata facoltà di medicina ad un ospedale universitario non appare per il momento essere molto più di un piccolo sogno: bello ma sogno. La sua realizzazione presuppone sviluppi sia nel settore ospedaliero che nel settore universitario (non può bastare un master) che ancora non si intravvedono e nemmeno sembrano programmati. È soprattutto nel settore ospedaliero che si intuiscono fragilità. La prima è legata alla struttura dell’Ente Ospedaliero Cantonale, dalla cui realtà dovrebbe svilupparsi l’ospedale universitario. A Lugano si è deciso lo scorso anno di rinunciare ad investimenti importanti programmati da decenni, a Bellinzona si deve ripartire dal basso, realizzando un nuovo ospedale, continuando però ad investire nelle vecchie strutture. In Ticino si continua a teorizzare improbabili processi organizzativi intorno al tema dell’ospedale multi sito, figlio di ataviche ed apparentemente insuperabili rivalità regionali che spaventano i politici. Non si può seriamente pensare che attraverso ospedali diffusi si possano raggiungere quei criteri quantitativi che sono premessa per gli sviluppi qualitativi che ogni struttura di alto livello necessita. La realtà ticinese è caratterizzata da troppi ospedali troppo piccoli, sempre un po’ in concorrenza fra di loro, nei quali, se presi singolarmente, mancano i numeri per sviluppare gran parte delle specialità. Si ipotizza la creazione di un Ospedale Cantonale, dopo aver fallito politicamente ogni tentativo di concentrazione delle specialità più importanti in pochi centri, facendosi bocciare dal Consiglio Federale la pianificazione ospedaliera, rendendo il Cantone assai poco attrattivo per i medici primari di alto livello. Ma un altro quesito si affaccia all’orizzonte: le recenti dimissioni, certamente poco spontanee, del Rettore dell’Università, in rotta con il Consiglio per questioni di carattere apparentemente amministrativo, segnalano una crisi che si potrà velocemente risolvere solo se il punto debole era veramente il Rettore. Se no ci si ritroverà a dover lamentare scelte sbagliate nel dare un vertice di qualità alle grandi organizzazioni dell’Ente pubblico. Se non vogliamo che il pubblico continui a formare medici e manager che fuggono verso il privato, dobbiamo avere il coraggio di uscire dalle mere logiche politiche e mettere a capo di ogni struttura pubblica importante figure con una vera esperienza manageriale di settore.

Paolo Morel –  Presidente Sezione Liberale Radicale di Lugano

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Autore

Paolo Morel