Caro Raoul,
ho letto il tuo intervento su Lugano pubblicato sul CdT rubrica Opinioni del 1° settembre a pagina 30.
Contestare le scelte della Città è legittimo. Criticare investimenti, mobilità, alloggi o politiche ambientali appartiene alla dialettica democratica. Ma definire Lugano un’“oligarchia”, parlare di “marmaglia ignorante”, di “abuso” e perfino di “dittatura” significa oltrepassare il confine tra critica politica e delegittimazione delle istituzioni.
E questo, soprattutto da municipale, merita una risposta chiara.
Lugano ha un Municipio eletto dai cittadini, del quale fai parte anche tu, che decide collegialmente e a maggioranza. Ha un Consiglio comunale eletto dal popolo, chiamato a discutere, controllare, approvare o respingere le proposte dell’Esecutivo. Ha strumenti di democrazia diretta attraverso i quali i cittadini possono intervenire.
Questa non è oligarchia. È democrazia.
E la democrazia non è il diritto ad avere sempre ragione. È il diritto di proporre, convincere, dissentire, perdere una votazione e riprovarci. La vera alternativa democratica a una maggioranza è costruirne un’altra, non delegittimare quella che c’è.
Anche sul merito, il quadro che descrivi è troppo assoluto. Lugano investe centinaia di milioni di franchi. Possiamo discuterne le priorità. Sul clima esistono un Piano energetico comunale e una strategia di adattamento in elaborazione. Sugli alloggi esistono appartamenti a pigione moderata e strumenti di sostegno. Si può sostenere che tutto questo non basti. Dire che non esista è un’altra cosa.
E attirare contribuenti, residenti e attività economiche non significa “mettere zerbini”. Significa creare gettito, occupazione e risorse per finanziare servizi, socialità, cultura, sicurezza e investimenti.
Resta un’espressione particolarmente grave: “marmaglia ignorante”. In democrazia non esistono cittadini degni e cittadini indegni in base a ciò che votano. Chi non condivide le nostre idee non perde dignità o intelligenza. Il rispetto del popolo non può valere soltanto quando il popolo vota come vorremmo noi.
E scomodare Luvini-Perseghini e l’oligarchia dell’Ottocento per descrivere la Lugano del 2026 significa confondere la storia con la polemica. Oggi le istituzioni si cambiano con il consenso, non delegittimandole.
Caro Raoul, critica questa maggioranza, contrastala, prova a cambiarla. È tuo diritto.
Ma se ogni decisione sgradita diventa oligarchia, ogni maggioranza abuso e ogni sconfitta dittatura, allora non difendiamo la democrazia: svuotiamo le parole del loro significato.
La democrazia non vale soltanto quando vincono le nostre idee. Vale soprattutto quando prevalgono quelle degli altri.
È proprio allora che si misura la cultura democratica di chi fa politica.
Fabio Monti
Presidente PLR Distretto di Lugano