11 Settembre 2026
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Ticino, un Paese da cui partire?

Ticino, un Paese da cui partire?

Giovani che si formano altrove e non sempre ritornano. Pensionati che guardano oltreconfine alla ricerca di una vita meno costosa. Nel mezzo, un Cantone che invecchia e che dovrà interrogarsi non soltanto su quanti abitanti avrà, ma soprattutto su chi saranno. Per molti giovani ticinesi partire è quasi un passaggio naturale. Zurigo, Losanna, Ginevra, ma anche Milano o altre città europee: si parte per studiare, specializzarsi e confrontarsi con mercati del lavoro più grandi. Il problema comincia quando il viaggio di formazione diventa un viaggio di sola andata.

All’altra estremità della vita emerge un movimento diverso. Dopo avere lavorato una vita in Svizzera, alcuni pensionati cominciano a chiedersi se trascorrere qui la vecchiaia sia ancora la scelta economicamente più sostenibile. Italia, Portogallo, Spagna e altri Paesi offrono una prospettiva facilmente comprensibile: trasformare una rendita svizzera in un potere d’acquisto maggiore. La domanda diventa allora inevitabile: stiamo diventando un territorio dal quale i giovani partono per costruire il proprio futuro e gli anziani per potersi permettere più serenamente la propria pensione?

I numeri raccontano un Cantone che sta già cambiando. Alla fine del 2024 il Ticino contava 358.903 residenti permanenti e il 24% aveva almeno 65 anni. Per ogni 100 giovani con meno di 15 anni vi erano 194 persone con almeno 65 anni. Le nascite sono state appena 2.319 e il saldo naturale, la differenza tra nascite e decessi, continua a essere negativo. La popolazione riesce quindi a crescere soprattutto grazie all’immigrazione. Ma dietro ai dati complessivi emerge un altro fenomeno. Nel 2024, tra i 20 e i 39 anni, 1.872 persone hanno lasciato il Ticino per trasferirsi in un altro cantone svizzero, mentre soltanto 1.161 hanno compiuto il percorso inverso: un saldo negativo di 711 giovani adulti in un solo anno.

Questo non significa che siano tutti giovani laureati ticinesi in fuga. Ma il dato pone una questione. Molti giovani proseguono gli studi nelle università e nei politecnici d’Oltralpe. Una volta ottenuto il titolo devono confrontare stipendi, possibilità di carriera e costo della vita del Ticino con quelli di Zurigo, Basilea, Losanna, Ginevra o dell’estero. La domanda non è più soltanto «Voglio tornare in Ticino?», ma anche «Mi conviene tornare?» E mentre i giovani guardano altrove per costruire il futuro, qualcosa si muove anche all’altra estremità della piramide demografica. Nel 2024 il saldo migratorio internazionale degli ultrasessantacinquenni è stato negativo di 304 persone. Secondo l’Ufficio cantonale di statistica, il dato potrebbe essere spiegato almeno in parte dal ritorno nel Paese d’origine di persone straniere dopo il pensionamento.

Sarebbe quindi sbagliato concludere che gli anziani lascino il Ticino principalmente a causa del costo della vita. Ma la questione merita attenzione. Affitto o ipoteca, cassa malati, alimentazione, energia e spese sanitarie possono assorbire una parte importante di una rendita. Per chi dispone di AVS e di una previdenza professionale modesta, trasferirsi in un Paese meno costoso può trasformarsi da sogno a scelta economica. È qui che i due fenomeni si incontrano. Un giovane può partire perché altrove trova migliori prospettive; un pensionato perché altrove la sua rendita gli permette di vivere meglio. Le motivazioni sono diverse, ma il risultato per il territorio è simile.

Le proiezioni rendono la questione ancora più urgente: entro il 2050 quasi un residente ticinese su tre potrebbe avere almeno 65 anni e la popolazione ultraottantenne potrebbe quasi raddoppiare. Un territorio ha futuro quando un giovane può immaginare di costruirvi la propria vita e un anziano di trascorrervi serenamente la propria vecchiaia. Se entrambi cominciano a guardare altrove, il problema non riguarda più soltanto giovani e anziani. Riguarda il futuro stesso del Ticino.

Paolo Ortelli, deputato PLRT

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