Donna, mamma e per passione ape operaia della politica. Da sempre attenta e rispettosa (forse fin troppo) delle regole del gioco o presunte tali. Questa volta però, forse anche per il troppo silenzio in particolare di donne di ben altro livello, ho deciso che queste regole non bastano più. Anzi rischiano di diventare tossiche per il sistema.
Il rispetto della forma, le richieste di passi indietro e molto sfumatamente (ma molto molto) addirittura di dimissioni in attesa degli accertamenti della magistratura hanno il sapore di tante e troppe storie già viste e vissute, ma soprattutto morte e sepolte nel benevolo dimenticatoio di tutti.
Questa volta non può andare così, e sembra essere giunta la classica goccia (o secchiata in questo caso) che ha fatto traboccare il vaso. Un giudice diventato ministro non dovrebbe potersi rifugiare dietro formule di circostanza (“presunte registrazioni che qualora a me attribuibili …” e che “sarebbero a tutti gli effetti frutto di reato”) e la politica (tranne qualche eccezione) non può continuare a giocare al gatto e al topo “in attesa degli accertamenti della magistratura”.
Ma di che cosa stiamo parlando? Perché non porre l’unica domanda all’unica persona in grado di chiarire qualsiasi dubbio sulla vicenda: quelle registrazioni sono vere?
Vorremmo solo un sì o un no, con le evidenti conseguenze nel caso di una risposta piuttosto che l’altra. Stiamo parlando di una questione di rispetto verso i cittadini e di uno sforzo per salvaguardare la credibilità delle nostre istituzioni.
Oggi non dovrebbero contare presunte manovre politiche, situazioni precedenti o quant’altro ma solo la verità.
Come donna e come persona credo che questo sia tutto quello che tutte e tutti noi abbiamo il dovere di aspettarci.
Luisa Tettamanti – PLR Lugano
Articolo pubblicato su laregione.ch