La scelta di concentrare il futuro ospedale cantonale a Bellinzona in un’unica tappa entro il 2040 rischia di rappresentare un clamoroso autogol per la sanità pubblica ticinese. Mentre il Sopraceneri insegue un sogno infrastrutturale dagli orizzonti lontani, ma non troppo, nel Sottoceneri si concentrano i numeri, i capitali privati e l’innovazione universitaria. Ma il Cantone sembra non voler vedere. L’EOC, nel frattempo, investe centinaia di milioni a Lugano per strutture che dovrebbero essere dismesse in meno di quindici anni.
I documenti diffusi dall’Ente Ospedaliero Cantonale (EOC) e dal Corriere del Ticino raccontano di un progetto che si trascina da oltre un decennio. La Saleggina, scelta nel 2014, viene ancora definita la soluzione migliore dopo approfondimenti tecnici. Ma l’orizzonte temporale è inquietante: prima fase tra il 2035 e il 2040, seconda fase tra il 2046 e il 2050. Ora si ragiona persino su una costruzione in un’unica tappa, sempre entro il 2040.
Questo significherebbe il trasferimento di tutta la medicina altamente specializzata (MAS), del Cardiocentro, del Neurocentro e di altre eccellenze attualmente ubicate a Lugano verso Bellinzona. Tradotto in altre parole, fra quindici anni, forse, Bellinzona potrebbe avere un nuovo ospedale, che sarebbe l’Ospedale Cantonale. Ma la domanda che sorge spontanea è se questo ha senso, quando il baricentro demografico, economico e universitario del Ticino è già da anni saldamente accentrato nel Sottoceneri.
In questo dibattito è assordante il silenzio della città di Lugano. Non un’interrogazione urgente del Municipio, non una presa di posizione chiara del Legislativo, non un’azione coordinata dei parlamentari luganesi a Bellinzona. Un silenzio che appare sempre più come una resa incondizionata prima ancora che la battaglia sia stata combattuta.
Lugano guarda passivamente mentre Bellinzona, forte di una narrazione politica che la vuole “capitale” a tutti i costi, progetta di diventare il polo cantonale di eccellenza in medicina. E lo fa senza che dal cuore del Sottoceneri si levi una voce capace di dire: “Non con i nostri soldi, non contro i nostri interessi, non a discapito dei nostri cittadini”.
Questo silenzio ha diverse possibili letture, tutte preoccupanti. La prima è la rassegnazione: Lugano avrebbe già perso la partita, a tavolino, per via di un equilibrio politico cantonale che vede nel Sopraceneri un peso specifico superiore a quello demografico. La seconda, più inquietante, è il disinteresse strategico: l’attuale classe dirigente luganese non avrebbe la visione o la forza per contrastare un’operazione che svuota il proprio ospedale pubblico a vantaggio di Bellinzona.
Qualunque sia la ragione, il risultato è lo stesso: Lugano assiste inerte al proprio ridimensionamento sanitario. Intanto Bellinzona pianifica, il Cantone aspetta, e i contribuenti pagano.
Paolo Morel
Presidente PLR Lugano