13 Aprile 2026
PLR

Lugano chiama. E il futuro risponde.

Lugano chiama. E il futuro risponde.

Ci sono momenti nella vita di un partito in cui tutto converge: persone, idee, sfide, opportunità. Momenti in cui la politica smette di essere amministrazione e torna ad essere ciò che deve essere: visione, coraggio, responsabilità. Il 2 giugno 2026 è uno di quei momenti.

Non è “solo” un’assemblea.
È il momento in cui si decide se il prossimo anno saremo spettatori… o protagonisti.

A meno di un anno dalle elezioni cantonali, il PLR ha davanti a sé due obiettivi chiari, concreti, storici: il raddoppio in Consiglio di Stato e 22 deputati in Gran Consiglio.

Non sono slogan. Sono numeri.
Nel 2023, quell’obiettivo ci è sfuggito per sole 116 schede.
Centosedici.

Non migliaia. Non un’onda impossibile da fermare.
Un margine minimo. Un margine recuperabile. Un margine nostro.

E qui entra in gioco Lugano.
Lugano non è una sezione come le altre. È il cuore del distretto. È dove il risultato si costruisce davvero. Da qui passa una parte decisiva della forza del PLR.

Un aumento del 5% dei voti in città cambia tutto.
Non in teoria. Nei seggi. Nei risultati. Nella storia del partito.

E allora la verità è semplice: non si apre una porticina. Si apre un portone.
Ma i portoni non si attraversano da soli.
Servono persone. Presenza. Scelte.

Una sala piena il 2 giugno non è un dettaglio organizzativo. È un segnale politico. È il momento in cui un partito dimostra a sé stesso se è pronto a vincere.

Perché le elezioni non si vincono all’ultimo momento. Si vincono oggi.

Si vincono con la presenza. Si vincono con la convinzione. Si vincono con la responsabilità individuale.

E c’è una verità che non possiamo ignorare: se non riempiamo noi gli spazi oggi, li riempiranno altri domani.
La differenza tra 21 e 22 seggi passa da lì.
La differenza tra restare uguali o raddoppiare in Consiglio di Stato passa da lì.
La differenza tra sperare… e riuscirci passa da lì.

Venire all’assemblea non è un gesto formale.
È una scelta.
È dire: io ci sono.
È dire: io conto.
È dire: io sono uno di quei 116 voti.

Il 2 giugno non è un punto d’arrivo.
È il momento in cui un obiettivo possibile diventa inevitabile.
Lugano ha sempre fatto la differenza.

Il 2 giugno non deve dimostrare che può farla.
Deve dimostrare che l’ha già fatta.

Fabio Monti
Presidente del distretto di Lugano

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Fabio Monti