A Camignolo non si e assistito soltanto a una contestazione politica. Si è visto anche qualcosa di più preoccupante: la crescente difficoltà di riconoscere i fatti quando non coincidono con le proprie convinzioni.
La serata organizzata dal PLR con il Consigliere federale Ignazio Cassis doveva essere un momento di confronto su un tema centrale per il nostro Paese: il futuro degli accordi bilaterali tra la Svizzera e l’Unione europea. Un evento pubblico e autorizzato, organizzato nel pieno rispetto delle regole.
All’esterno della sala però, la situazione è stata ben diversa. Un gruppo di attivisti propalestinesi di area della sinistra radicale ha organizzato una contestazione rumorosa e non autorizzata, occupando spazi pubblici e creando disagi ai residenti e ai partecipanti. La polizia è dovuta intervenire fermando temporaneamente una manifestante particolarmente esagitata, che in seguito ha sporto denuncia contro gli agenti. Questi i fatti. Ma ciò che lascia perplessi è quanto accaduto dopo sul piano politico. Il Partito Socialista ha preso posizione a difesa della dimostrante, criticando il Governo per aver fornito una ricostruzione dei fatti in risposta ad atti parlamentari mentre la procedura giudiziaria è ancora in corso. Il punto, però, non è questo. Il problema è l’assenza di una chiara condanna del comportamento della manifestante e, soprattutto, la totale mancanza di una difesa dell’operato degli agenti di polizia. Si mettono subito sotto accusa le forze dell’ordine, ma si evita di valutare i fatti e le circostanze che hanno portato al loro intervento. Difendere a priori chi provoca e disobbedisce alle autorità insinuando dubbi sull’operato della polizia non è responsabilità politica: è un riflesso ideologico. Pretendere che gli agenti intervengano quando necessario ma poi lasciarli soli sul piano politico è un segnale pericoloso. Se quella sera a Camignolo non si è verificata un’escalation lo dobbiamo proprio alla professionalità e al sangue freddo degli agenti presenti, oltre che al comportamento responsabile dei partecipanti alla serata autorizzata. Ignorare questo significa ignorare la realtà. Quando si smette di giudicare i fatti e si reagisce soltanto per appartenenza politica, il dibattito pubblico perde serietà.
Viene allora quasi da parafrasare il film Ci vediamo domani con Enrico Brignano, in cui il protagonista apre un’agenzia di pompe funebri in un paese dove non muore mai nessuno. Se la politica continua su questa strada, dove l’ideologia conta più dei fatti, il rischio è che qualcuno quell’agenzia debba davvero aprirla. Perché a quel punto non avremo solo smesso di discutere di politica: avremo smesso, semplicemente, di riconoscere i fatti.
FABIO REZZONICO / vicepresidente PLR Lugano
Articolo pubblicato sul Corriere del Ticino