Gli ultimi eventi nella politica ticinese non fanno ben sperare per la presenza di una certa vischiosità in talune decisioni e soprattutto per una sostanziale difficoltà nell’affrontare lo sviluppo del nostro Paese.
Sono anni che si parla di una reale o presunta debolezza della nostra economia e di un crescente disagio fra i cittadini, senza che vi sia una vera riflessione politica su come procedere per affrontare le numerose e impellenti problematiche che stiamo vivendo: la giustizia è da tempo che attende delle soluzioni per risolvere i problemi denunciati da più parti; la burocrazia è diventata invadente e condiziona non poco la crescita; le crescenti misure poliziesche infastidiscono non poco. Problemi tutto sommato risolvibili da un’avveduta e competente azione politica. Ma c’è ben altro: le difficoltà dei cittadini nei confronti dell’aggravante situazione dei costi della salute (per la quale la politica non ha saputo trovare un’azione condivisa e praticabile, addossando ai cittadini
la responsabilità della scelta); il peggioramento delle finanze dello Stato; la stagnazione di situazioni viarie ormai insostenibili in alcune parti del Cantone. Il partito di maggioranza relativa, di fronte a queste problematiche irrisolte, ha inscenato una fuga in avanti rispetto alle proprie responsabilità, addebitando ad altri l’inerzia operativa. Delle due l’una: o i due rappresentanti della Lega hanno cercato invano in questi anni di smuovere le acque della politica ticinese; oppure (come credo) non hanno saputo proporre delle soluzioni risolutive nei loro Dipartimenti, preferendo addirittura scavalcare, per motivi non spiegati, la necessaria collegialità. E mi sorprende assai che gli altri tre membri del governo, anziché reagire, abbiano addirittura avallato una parziale fuga in avanti dei due ministri leghisti, senza aver tematizzato sin dall’inizio la necessità dei cambiamenti.
Chi ne trarrà vantaggio? Il Paese, la Lega o altri partiti? Difficile a dirlo; ma il Paese si attende ben altro dalla politica ticinese. Gli altri partiti dovranno dimostrare di meritarsi la fiducia della popolazione. E la Lega, dal canto suo, dovrà pur spiegare ai suoi fin qui fedeli sostenitori perché le promesse sbandierate negli anni e a fondamento della costituzione del Movimento sono rimaste perlopiù disattese nei suoi Dipartimenti: i frontalieri sono aumentati; il dumping salariale è rimasto tale; i controlli vessatori della polizia sono aumentati; la pianificazione territoriale ha incrementato la burocrazia; i progetti viari del Locarnese e del Malcantone, nonché il progetto tram-treno, presentano delle problematicità non risolte.
Il Movimento leghista è nato per affrontare le presunte inefficienze della politica e soprattutto per criticare
l’endemica presenza di quella che ogni domenica veniva e viene definita «cadregopoli». A me sembra che la Lega, in questi anni, non si sia distanziata di molto dalle pratiche nefaste denunciate a parole; e che le libertà giustamente invocate dal fondatore della Lega siano rimaste fin qui lettera morta.
articolo di Gerardo Rigozzi pubblicato sul Corriere del Ticino del 18 Luglio